L’ottavo giorno della politica

mezzo_trumpDopo il weekend romano la settimana apuana, con la faticosa ricerca dei candidati. E intanto la destra si organizza.

Concluso (ma non terminato) il faticoso appuntamento romano del Partito Democratico che ha lasciato le cose esattamente come tutti sapevano, inizia la settimana decisiva per la politica anche in provincia di Massa Carrara.

La scissione ancora non c’è stata, Renzi ha tenuto botta e Rossi torna a Firenze un po’ più socialista e sempre più convinto della bontà dell’impianto di un partito che dice di non saper parlare alla base e forse nemmeno sa ascoltarla.

Un risultato romano che avrà ripercussioni anche sui modestissimi scenari provinciali dove si vota in cinque comuni ma sembra che solo Carrara abbia, da mesi, le convulsioni.

Sarà colpa di un avvio anticipato della campagna elettorale con autocandidature improvvide e discese in campo pretenziose, ma il clima non è sereno.

Con una nuova sigla si sancirebbe la spaccatura del centro sinistra e il primo turno delle amministrative si trasformerebbe nelle primarie rifiutate.

Il resto ognuno lo può immaginare.

Siamo all’ottavo giorno dopo una settimana convulsa che non è finita domenica, il centro-sinistra è un cantiere aperto (non solo in provincia) perché gioca in difesa, manca un progetto comune e mancano i nomi di cinque candidati sindaco da presentare agli elettori.

Zeri, Mulazzo, Licciana, Aulla e Carrara

Comuni con storie diverse, dove il centro-sinistra ha governato o ha fatto opposizione oppure è riuscito a farsi del male con le sue mani.

Si spera nel ravvedimento, confidando che il pessimismo non diventi uno stato permanente.

Inutile negare che Carrara è pietra angolare nella definizione di un rapporto di coalizione anche in provincia, necessario per ritrovare capacità di confronto e di sintesi e indispensabile per scegliere candidati giusti e presentarsi con credibilità agli elettori.

Carrara è troppo importante non solo in provincia ma a livello regionale e nazionale. Perché non è una città qualsiasi perché è la città che dovrà confrontarsi con le politiche regionali e nazionali su Marmo (il parlamento deve fare una legge che superi i beni estimati) Portualità (dovrà inserirsi nel sistema ligure) e Sviluppo con l’accordo di programma che impegna regione e governo. Aggiungo il Water Front per il quale ci sono i soldi ma non si capisce che cosa voglia fare il PD.

Non sono coserelle da affrontare al bar o in una riunione del dopocena quando il tasso alcolico si alza e si distribuiscono presidenze e assessorati come se piovesse.

Non è una questione di nomi e di aspirazioni, ma di progetto e di affidabilità di un’intera coalizione.

Dunque serve la Politica, quella seria, concreta, capace di confrontarsi e fare sintesi.

Serve a Carrara come in Lunigiana, dove Zeri sta a destra, Licciana e Mulazzo vanno al voto fra mali di pancia e malumori che tirano a destra, mentre Aulla subisce un commissariamento devastante che obbligherà il prossimo sindaco a mettere indietro di quattro anni le lancette dell’orologio e del bilancio. Basterà poco per cambiare diversi sindaci e perciò anche gli equilibri di una Lunigiana sempre più distaccata e autoreferenziale.

Perciò sarà bene comprendere che stavolta la partita non si gioca solo fra i soliti noti. La Lista Trump (geniale la trovata) non è solo un’operazione di marketing politico. C’è una destra che si autolegittima con gli errori della sinistra e ci sono i grillini impegnati a dimostrare che i disastri romani sono solo un brutto incidente di percorso.

Lorenzo Marchini

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