8 marzo non è solo una data del calendario ma un impegno serio contro la violenza sulle donne.

Anche se celebrato sottovoce esiste. Non basta rispolverare il premio alle donne “eccellenti” come un last minute. Parliamo invece delle donne molestate. Sono tante e soffrono.

“Si dovrebbe parlare della giornata internazionale della donna molestata” Il discorso del Presidente della Repubblica Italiana alla cerimonia per la giornata internazionale della donna al Quirinale è iniziato con queste parole.

«Le molestie, le violenze fisiche e morali che talvolta irrompono nei rapporti professionali e di lavoro o tra le mura domestiche, ferendo le coscienze, prevaricando libertà e speranze, costituiscono una realtà inaccettabile, e purtroppo tuttora presente» Come non condividere le parole di Sergio Mattarella?

Da quando è esploso il grande scandalo di Hollywood e delle molestie di Harvey Weinstein accusato da decine di attrici, modelle e impiegate di abusi, stupri e molestie sessuali,  è partita una doverosa riflessione collettiva sul rapporto ossessivo tra il potere e il sesso e più in generale sul divario tra uomini e donne.

È chiaro che è necessario riaggiornare costantemente anche i parametri del concetto di violenza sulle donne partendo dal quotidiano e dalle modalità in cui si manifesta.

L’amministrazione comunale di Carrara, che si era proposta come il motore dell’innovazione socio/politico/culturale e invece ha vissuto l’otto marzo nel segno dell’understatement.

C’è da chiedersi. «Le pari opportunità  esistono sempre? Perché nella Carrara delle Donne del 7 Luglio, questa data è passata praticamente inosservata?»

Il sindaco si è limitato al minimo sindacale: un post su Facebook per annunciare «Il premio per le donne di eccellenza che, seppur diminuite nel numero, riceveranno un pergamena di riconoscimento».

Ovviamente la pergamena è un’idea di “quelli di prima” però, nel deserto della creatività di questa amministrazione nulla si inventa e tutto si ricicla.

E se una a caso delle assessoresse avesse tentato di metterci la testa? Con i loro curriculum socio- culturali avrebbero potuto fare scintille.

Ma siamo rimasti al buio. Riproponendo quello che era già stato fatto.

Allora, in mancanza di un messaggio minimo da parte grillina poniamo una domanda, una riflessione banale.

«Ci saranno mai state molestie sui luoghi di lavoro nel nostro comune?

Forse qualche storia inedita sarebbe venuta fuori se solo si fosse data la parola alle donne. Testimonianze  su se e quando avessero subito molestie sul luogo di lavoro, negli uffici pubblici o in  quelli privati, nelle scuole, nel mondo delle professioni nelle (poche) fabbriche.

Forse a Carrara il tema non è conosciuto abbastanza. Secondo l’ISAT  4 donne su 10 hanno subito molestie  soprattutto sul luogo di lavoro e quasi sempre queste molestie  si trasformano in ricatto sessuale. 1 milione e 173 mila donne sono state ricattate sessualmente per ottenere un’assunzione, per mantenere il posto, per ottenere avanzamenti di carriera. Forse a Carrara siamo fuori dalle statistiche ma non bisogna abbassare la guarda e tenere ben aperte le orecchie e i centri antiviolenza. Nei tanti convegni e seminari di questo fenomeno così diffuso nessuno ha mai parlato.

Però una storia di molestie c’ era stata a Carrara .. «E una storia che risale  diciotto anni fa. La dipendente comunale   ricorda tutto come se fosse stato  ieri”. Ha sempre raccontato tutto senza tacere.

Ma  la donna ha  dovuto fare i conti con quella che lei chiama un’altra violenza: “da allora- racconta –  la mia carriera da funzionaria comunale, da 35 anni a questa parte, non è mai avanzata, nemmeno uno slittamento orizzontale, per dirla come Mourinho “zero tituli”.

Ma siamo sicuri che questo episodio sia unico e solitario?

Siamo sicuri che altre donne non siano state molestate né in uffici pubblici né in sedi private?

Siamo sicuri che nessuna sanzione disciplinare abbia mai colpito qualcuno per molestie sul luogo di lavoro?

Forse non è così.

Forse qualche fascicolo è stato aperto e frettolosamente richiuso?

Forse.

Facciamo finta (ma solo per ipotesi) che un’altra donna dipendente pubblica riceva molestie via SMS durante il lavoro.

«Lo so, lo so. E’ un argomento importante e non voglio sminuirlo. Ma mi vedo costretta ad usare i termini “molesto” e “stalker” per definire una persona a cui ho sempre dato poca fiducia, verso cui ho sempre avuto pochi moti di simpatia, per cui ho sempre avuto poche buone parole. Ma a cui forse ho dato troppa della mia pazienza.» potrebbe dire l’ipotetica interessata «Un collega, ma anche un superiore. Perché io ho veramente  paura quando entro al lavoro. Proprio qualche giorno fa, l’ennesimo sms per ricordarmi che mi sta meglio la gonna corta! (lavora di fianco a me), chiedendomi di dargli un cenno , dal momento che negli ultimi mesi avevo cercato di ignorarlo (telefonate, messaggi, sguardi…) . Questo “collega”,  non è stato sempre un collega qualunque. Ho usato  tutta la mia pazienza e finezza nei suoi confronti perché immediatamente mi è sembrato un essere “particolare” nella sua dimostrazione di eccessivo interesse per me , facendo troppe battute e sogghignando. A seguito dei suoi comportamenti la paura ha preso il posto del fastidio insopportabile provato sia in sua presenza. Oltretutto dovendo lavorare accanto. Fastidio che, sono non riuscita a nascondere bene, dal momento che qualcosa avevo raccontato e fatto leggere gli SMS ai colleghi/e. È  stato richiamato ma io non ho avuto il coraggio di andare avanti».

Probabile che in questa storia il molestatore sia ancora al suo posto. Impunito nel suo atteggiamento e con la possibilità di riprovarci. Con tutele e attenzioni diverse per la donna forse non sarebbe più al suo posto.

Solo il 19%  dei datori di lavoro in Italia promuove la formazione “gender equality”

Per il Comune di Carrara sarebbe una bella occasione iniziare a farlo coinvolgendo tutti.

Dai dipendenti diretti alle partecipate.

TUTTE indistintamente. Senza alcuna distinzione.

Perché centinaia di donne subiscono molestie, ricatti, abusi anche nei corridoi e negli uffici nelle fabbriche. Non solo per un’assunzione, ma anche per poter mantenere il proprio posto di lavoro.

Forme diverse ma con lo stesso nome:  violenza sul luogo di lavoro.

Si può combattere la cultura della prevaricazione si può.

Come?  Promuovendo il rispetto e l’uguaglianza di genere. La formazione e l’informazione contro le molestie sul lavoro è fondamentale, strategica perché  “Una vera e propria cultura di genere  non c’è e l’approccio è ancora tendenzialmente maschilista . Le donne sono solitamente più preparate degli uomini perché devono dimostrare di avere maggiori competenze a fronte della concorrenza maschile”.

Le donne, anche per questo, perciò diventano destinatarie di odio da parte degli uomini che, per annientarle nel corpo e nell’ anima le umiliano, le insultano,  le molestato,  le violentano e, alla fine, le uccidono.

Meglio riflettere, ragionare, discutere,  mettere in campo sensibilità .

È un diritto delle Donne.

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