Aumenta l’export del passion fruit made in Carrara

Impossibile stabilire se è più importante l’import della papaya o l’export del marmo. Il lapsus è freudiano? Ferve il conteggio dei visitatori della fiera vegana. 

I complimenti a Giorgio De Filippi sono doverosi e meritati. Usando gli strumenti di ricerca e informazione di un normale utente ( evoluto) del web ha fatto conoscere a tutti quello che sembra essere diventato un segreto di stato: l’export di marmo con i “pesi” di Carrara e del cosiddetto Comprensorio. Sono i dati dell’Istat sull’export 2017. Cito testualmente Giorgio “ VOLA L’EXPORT DEI MARMI GREZZI +35,6% nel 2017 rispetto al 2016! + 65,8 MILIONI DI EURO NEL DISTRETTO! + 57,4 MILIONI DI EURO NELLLA SOLA PROVINCIA DI MASSA -CARRARA! UN RECORD STORICO! E RECORD di incremento in un solo anno!  In dieci anni raddoppiato il valore del grezzo esportato. Ma è di oggi la notizia che l’Amministrazione Comunale di Carrara a guida Cinque Stelle NON intende aumentare le tasse agli industriali! Non si tratta di tutti i profitti realizzati con la vendita del grezzo, perché a questi andrebbero aggiunti circa il 30% IN VALORE esitati sul mercato interno italiano (blocchi di marmo di Carrara lavorati a Verona, Vicenza, ecc.). Si tratta inoltre DI CIFRE UFFICIALI di fonte Istat!. Al contrario DIMINUSCE IL VALORE DEI LAVORATI (è il secondo anno consecutivo) circa 35 milioni in meno – 6,7%. + GREZZI e – LAVORATI e – TASSE PER GLI INDUSTRIALI DEL MARMO!».

Testuale: ho fatto copia incolla. I disattenti e i malfidati possono consultare direttamente per rendersi conto. Cu sarebbero anche i numeri dell’export dei lavorati ma è meglio non affondare il coltello nella piaga.

I numeri non si discutono perché li fornisce l’Istat ma la cosa è piuttosto preoccupante.

Anzi: molto preoccupante perché Non solo perché i dati inducono a credere che se il lavorato  va a rotta di collo ne soffre l’occupazione, l’indotto e tutta la compagnia cantante della mitica filiera.

Ma ci sono almeno altri quattro dati preoccupanti. E uno decisamente esilarante se non fosse dolorosamente tragico.

  • Carrara dispone di una Società (Internazionale Marmi e Macchine Carrara) di proprietà pubblica che dovrebbe essere la prima, unica e più qualificata per fornire in tempi normali i dati che non interessano solo un gruppetto di appassionati delle statistiche ma (ahimè) l’intera comunità. Queste statistiche devono essere a disposizione di tutti perché ciascuno possa fare una valutazione autonoma. Imprenditori e amministratori. Compresi i consiglieri comunali che vanno in commissione marmo a sentirsi dire che di regolamento non se ne parla e che la tassazione è OK. Forse disponendo per tempo di questi numeri l’ultima commissione avrebbe avuto altro sapore e un altro tenore. Oltretutto il Comune è padrone dell’IMM.
  • Infatti, quando ad amministrare erano “gli altri” i dati sull’import export del marmo venivano pubblicati tempestivamente e con dovizia di particolari su trend e guadagni.
  • In questi giorni si tiene la fiera di Xiamen, nota località cinese dove una fiera del marmo la fanno ancora a differenza di Carrara dove l’evento Marmotec è stato cancellato dall’Amministrazione cinque stelle. Forse dare i “numeri” dell’export  di Carrara avrebbe disturbato il viaggio? Domanda birichina o legittima?
  • L’ex-import del lapideo sarà spiegato in inglese ai cinesi come è successo per Marmotec che è stata soppressa con una conferenza stampa a Verona?

Probabilmente perché, ormai, di marmo è meglio non parlarne proprio. È diventato un bene virtuale. Un po’ come i bitcoin. Eppure si dice che assicuri lavoro a qualche migliaio di persone in cava, nelle segherie, nei laboratori, nei trasporti e nei servizi. Perché questa platea discretamente interessata e direttamente coinvolta non dovrebbe conoscere quello che è successo ieri e quello che gli riserva il domani?

Da cittadino ritengo sia una domanda legittima.

Si spera anche che IMM ci racconti qualche cosa sui paesi che importano marmo a profusione. Asiatici e soprattutto europei.

Ma dopo l’imbarazzante siparietto dello stand di rappresentanza di IMM con tanto di scritta ufficiale usato impropriamente per la vendita al dettaglio della papaya c’è poco da aggiungere. Forse era il primo “step” per una riconversione strategica sul versante ortofrutta. A poco sono servite le dichiarazioni autocelebrative di presenti e assenti per giustificare il cambio di passo. È stata un’autorete. Del resto la presenza massiccia di consiglieri comunali a 5Stelle impegnati nel ballo libero a Natur@gorà faceva presupporre il  cambio di passo storico. Basta marmo! Solo mango, papaya e passion fruit. E vietiamo subito il lardo: fa troppo cavatore che divora la “fugazza”.

Perso l’attimo fuggente (ma siamo al 15 marzo 2018) per dire quello che è successo nel settore del marmo durante il 2017 resta solo da aspettare il bilancio aziendale del 2017 di IMM CarraraFiere. Singole o separate?

Profitti e Perdite. Cose semplici. Speriamo che siano più profitti che le “solite” perdite.

In attesa del pareggio prossimo venturo. C’è da credere che le migliaia e migliaia di visitatori paganti per ammirare i maestri dell’arte marziale e degustare i piatti vegani abbia rimpinguato i forzieri.  Confesso le mie disattenzioni ma ho letto poco  sul successo magnificente e progressivo dell’evento che pure qualche spicciolo deve essere costato.

Il tutto in attesa di una ristrutturazione generale. Anche dei padiglioni, come voleva il programma di un candidato sindaco ufficialmente non grillino ma interessato assai alla trasformazione dell’immobile.

Lorenzo Marchini

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Una risposta

  1. Adriano Antognetti ha detto:

    Caro Lorenzo, com’è cambiato il Mondo! Se andiamo avanti di questo passo non passerà molto tempo che qualcuno dei nuovi arrivati proporrà di vietare l’escavazione del Marmo, la decrescita felice viene teorizzata in quell’ambiente o mi sbaglio?
    Complimenti per l’analisi fatta, un po di ironia non guasta mai, mi dimenticavo: ma i sindacati che fine hanno fatto ?

    Ciao Adriano.

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