Un sindaco nel vicolo cieco

A Massa ha vinto Vico. Persiani ha un problema e poche soluzioni: urgono sponde affidabili. Benedetti che attacca tutti isola sindaco e amministrazione. Cinquecento persone in piazza a cantare Bella Ciao sono una sconfitta per la destra che amministra.

Un Consiglio Comunale infuocato, quello di lunedì  a Massa, segnato dalle polemiche seguite all’increscioso episodio dell’oltraggio alla statua del partigiano Alfredo Gianardi detto Vico. Polemiche rivolte soprattutto ( se non esclusivamente) verso all’ingombrante figura del Presidente del Consiglio Comunale, Stefano Benedetti.

Si è scritto più volte, su queste pagine che l’esuberanza politico istituzionale di Benedetti e la sua insopprimibile tendenza a mettersi al centro della scena è il principale problema politico di una maggioranza decisamente a destra che non riesce a dialogare con la città ed a sfruttare la luna di miele con gli elettori della quale godono, per un certo periodo (breve) le amministrazioni appena insediate.

Le esternazioni un po’ estemporanee e senza una strategia chiara di Benedetti  accompagnate dalle quotidiane polemiche sulla stampa e sui social, lo portano a prendersela con l’ANPI e con il busto di Vico, chiedendone la rimozione da palazzo civico per inserirlo nel Museo della resistenza.

Non è stata una grande scelta strategica. Semmai un’autorete clamorosa.

Infatti: apriti cielo.

Sembrano,  e sono, polemiche di un’altra epoca: l’accettazione del ruolo storico della Resistenza non solo nella liberazione del Paese ma anche e soprattutto nella costruzione della istituzioni democratiche dovrebbero costituire un patrimonio culturale comune (comprese le contraddizioni e le pagine buie della vicenda storica).

Memore (e forse anche fiero) del suo passato il Presidente preferito dalla destra, ha scelto di fare un abile e spregiudicato uso politico della carica e dell’istituzione che rappresenta.

Il rischio è che,  dopo i primi entusiasmi e le sfilate sotto il comune, saranno gli stessi consiglieri di maggioranza che  lo pianteranno in asso perché Massa è città centrista e papalina che con la destra dura e pura ha sempre avuto poco da spartire.

Di sicuro ha colto un primo obiettivo: evitare che si discuta e si approfondiscano le questioni serie e concrete (oltretutto molto delicate) che stanno null’agenda politico amministrativa della città: ambiente e urbanistica, su tutte. Se ti presenti come il cambiamento e la rivoluzione quando gli elettori meno sprovveduti si accorgono che non prendi decisioni, non produci atti amministrativi, non fai scelte, non porti delibere in giunta, ti voltano le spalle e la politica delle dichiarazioni diventa un boomerang. Esattamente come quella della sicurezza, del degrado, degli ambulanti e delle partecipate tanto esibite ma lasciate a se stesse.

Ma sono passati pochi mesi: c’è tempo per rimediare.

Comunque il rimedio non è la visita quotidiana al Lavello con il codazzo di militanti plaudenti e parlamentari assortiti a respirare l’aerosol degli idrocarburi. Forse, viene da dire, è meglio se in prima pagina ci sta il Lavello anziché le Colonie o la Riva dei Ronchi. Meglio il Lavello o meglio il cemento?

Chi conosce il Sindaco apprezza senz’altro la serietà ed il garbo della persona; Persiani in consiglio comunale è uscito dell’impasse con eleganza, invitando al tavolo la figlia di Vico.

Ovviamente non è bastato per placare gli animi della sinistra dura e pura, quella che si ritiene, erroneamente, l’unica depositaria dell’eredità storica della Resistenza  che, comunque, non è patrimonio del solo comunismo italiano.

Errore storicamente grave e politicamente gravissimo, perché senza Benedetti la sinistra (soprattutto ex comunista) brancolerebbe nel buio ancora tramortita dalla sconfitta elettorale.

Chi prova a riorganizzare le file di quel che resta della “ditta” è Gianni Lorenzetti (sindaco di Montignoso e presidente dell’inutile provincia) il quale, con coraggio poltico e per nulla imbarazzato dallo scandalo dei dipendenti provinciali assenteisti (possibile che nessuno si era accorto che c’era gente che gestiva un bar o faceva la spesa anziché che stare in ufficio), chiama a raccolta i sindaci PD. Peccato che, nel quadro politico nazionale (ormai stabilmente improntato alle logiche del proporzionale sull’asse grillo leghista) il centrosinistra, nelle forme e nell’assetto che ha trovato negli anni, non trova una propria ha più senso di esistere. L’autoreferenzialità e l’autosufficienza di Veltroni hanno provocato danni irreversibili fra gli elettori che mai avrebbero votato una destra.

Oggi l’alternativa è tra chi crede in un Europa federale e nelle istituzioni liberal democratiche e chi predica insensati ritorni alle piccole patrie ed ammicca ai regimi liberticidi dell’est, tra chi crede ancora nei valori costituzionali del lavoro e del progresso e chi predica la decrescita felice.

Tutta un’area politica che è in cerca di essere rappresentata e che, probabilmente, alle elezioni massesi ha deciso di dare fiducia al borghese Persiani ed al cambiamento (promesso) della Città. L’area nella quale cerca di collocarsi, vedremo con quali risultati, il movimento civico di Sergio Menchini.

Se Persiani capisce che è quella l’area con la quale parlare e dialogare, quella dei cittadini che hanno deciso di dargli fiducia al secondo turno, quella della Massa tradizionalmente moderata e mai estremista, avrà vinto la scommessa.

Diversamente, Massa e i massesi resteranno impantanati nelle giornalate di Benedetti, sulla linea del Lavello e dei cori sotto il comune.

Bella ciao e  zero azioni amministrative.

La città se lo può permettere?

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