Una città a porte chiuse.

Sindaco, apra quello stadio….. E fate le cose alla luce del sole. Non esistono le iene dattilografe: solo la paranoia dell’incapace. La casa di vetro ha il tetto sfondato e le pareti di cartongesso.

Sarebbe troppo facile, oggi, 10 ottobre, riscrivere che ancora non si sa se e quando la Carrarese giocherà di fronte al suo pubblico nello Stadio chiuso ormai da un mese senza che da parte dell’amministrazione arrivi una data, un impegno, un’assunzione di responsabilità. Anche minima. Sempre colpa di chi c’era prima. Dopo un anno e mezzo la cosa non sta in piedi.

I grillini che amministrano Carrara vivono ormai asserragliati dentro al palazzo fra comunicati fuori da ogni logica più in preda al terrore di ciò che scriveranno i giornali il giorno dopo che delle reazioni di una società civile che ormai gli ha preso le misure delle maniche e della schiena.

La mattinata di ieri si era aperta con una condanna totale da parte di Angelo Zubbani chiamato improvvidamente in causa da un dissennato comunicato di De Pasquale “ Grillini incapaci e pavidi. Basta chiacchiere – scrive Zubbani che di stadio se ne intende –  Ora dovete fare di tutto per riaprire al più presto lo Stadio della Carrarese. La vicenda conferma, se ancora ce ne fosse stata necessità l’assoluta incapacità di questa amministrazione di assumersi qualsiasi tipo di responsabilità politica e amministrativa  anche di fronte ad atti ufficiali che la inchiodano  senza alcun margine di dubbio, facendo risultare ancora più penosi i continui tentativi di addossare responsabilità ad altri come se non fossero già trascorsi diciotto mesi dall’insediamento dell’amministrazione grillina”.

A qualcuno il caffè si è macchiato da solo nella tazzina. È il paranormale, bellezze.

L’episodio peggiore e più insopportabile in questa Odissea del buon senso è accaduto ieri mattina a Palazzo. Quell’edificio che dovrebbe ospitare la democrazia e la trasparenza.

Si, piazza due giugno. Ore nove e trenta.

L’Amministrazione nel pieno delle sue facoltà, convoca i tifosi organizzati della Carrarese (che sono quelli che, ad oggi, hanno dimostrato maggiore intelligenza e senso dell’equilibrio) per comunicazioni importanti.

Il tam tam dei social e delle chat ovviamente diffonde la notizia e si presentano davanti alla sala delle commissioni anche i giornalisti.

Ai giornalisti, però, viene impedito di entrare per assistere ad un incontro che non riguarda solo la giunta ma tutti i Cittadini di Carrara oltre ai tifosi più organizzati.

Il motivo è semplice: lo stadio è di proprietà della Città di Carrara e la stampa ha tutto il diritto di partecipare, di ascoltare, di scrivere e di informare.

Niente: i giornalisti non sono ammessi. La spaccatura fra gli amministratori presenti è evidente. C’è chi sposa la linea dura contro “quelli che pubblicano cose” tipo lettere ufficiali che mettono in difficoltà l’amministrazione e quelli che si rendono conto che la figura è insostenibile. Soprattutto da parte di chi ha promesso la casa di vetro e ora sta a tamponare con il cartongesso mente il tetto è già sfondato.

La stampa, si sa, a Di Maio e soci non sta simpatica. Meno che simpatica. Ne contestano l’esistenza stessa e auspicano la chiusura dei giornali. Dunque lasciare fuori della porta qualche cronista cambia poco. Soprattutto se chi fa il giornalista con passione e applicazione scopre che ci sono lettere di un anno fa che inchiodano sindaco e assessori e magari “colpevolmente” le pubblica.

Questione di caratura democratica e di capacità di ammettere gli errori e anche quel pizzico di sana incompetenza che sembra ormai essere la cifra distintiva.

Una volta liquidati i tifosi entra la stampa.

Incontri separati, perché i due soggetti diversi ugualmente rappresentativi (i tifosi e la stampa) pare non abbiano la possibilità di ascoltare quello che è stato detto agli altri nella stessa sala.

Infatti, alla fine della manfrina nulla è chiaro.

Non si sa se come e quando lo stadio riapre.

Non è dato sapere se e in quale modalità la Carrarese potrà scendere in campo. A porte chiuse? Stadio parzialmente aperto? In deroga? Quella stessa deroga che il sindaco De Pasquale ha sempre affermato di non voler firmare? Firmarla significherebbe seguire l’esempio di Angelo Zubbani. Un’autorete storica. Non firmare significa tenere lo stadio chiuso.

O forse mezzo chiuso.

Ore febbrili e nessuna certezza. L’unica cosa chiara sono le carte che tutti hanno visto pubblicate dai giornali. Una sentenza sulla sciatteria e sul pressapochismo grillino che in un anno non è riuscito a garantire l’agibilità dello stadio. E meno male che con Zubbani almeno il manto erboso era stato rifatto con il rimprovero scandalizzato di De Pasquale a mezzo comunicato “dopo ricerca di archivio”.

Chiosa Zubbani “Ritengo sia inutile continuare ad agitarsi scompostamente e ancor meno lagnarsi dell’entrata “a gamba tesa” dei Vigili del Fuoco perché è passato un anno di totale inerzia dalla comunicazione inviata dagli stessi nel settembre 2017 che richiamava il sindaco alle sue responsabilità e quindi ci sarebbe stato tutto il tempo necessario per intervenire utilizzando anche i mesi dell’ultima estate. Ormai la frittata è fatta e il danno di immagine è enorme: non si rimedia tagliando la testa al dirigente o al funzionario di turno. Ora indispensabile attivarsi presto e bene per risolvere le problematiche indicate dalla Commissione e per poter procedere in tempi brevi, alla riapertura, magari anche parziale, dell’impianto, ponendo fine alle ingiuste e costose trasferte degli sportivi verso altre città, consentendo alla squadra di tornare a giocare esprimendosi al meglio con il pieno sostegno e il calore di tutto il suo pubblico”.

Domenica andremo allo stadio?

Ancora non è dato saperlo.

Ci vorrebbe un comandante De Falco che urlasse al microfono come ai tempi della Costa Concordia  “Sindaco, risalga in tribuna e riapra quello stadio cxxxzzo!”

In attesa di comunicazioni ufficiali De Falco fa il parlamentare. a 5 Stelle, Grillino, pare. Non trovate che sia buffo?

Lorenzo Marchini

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