Piazza Alberica, una violenza continua sulla storia sulla cultura sull’identità sulle unicità di Carrara.

Paolo Camaiora e la nuova barbarie della “location”. A giugno le statue ricoperte (genialata!!!) e l’erba finta che svolazzava a coprire l’unicità della piazza. A dicembre le stalle per i pony di gomma. Ma ancora prima le friggitorie che lasciano l’unto sul selciato, e i fori sui marmi e sulle selci per fissare le strutture provvisorie dove cucinare con l’olio di riciclo. Questa è la Carrara che non può piacere.

L’inutilità della “location”

Oggi è sufficiente utilizzare l’anglicismo per definire un luogo, un posto, una scansione urbana, come “location” e tutto passa in secondo piano, persino il concetto di fondo della creazione più importante dal punto di vista urbanistico delle città italiane: la piazza; che altro non è che l’erede dell’agorà greca e del foro romano poi.

La piazza dal punto di vista urbanistico e storico identifica un luogo di incontro, di commercio, di discussione, di lotta, di cerimonie religiose, manifestazioni, è luogo di conversazione, di svago. Attorno ad essa si affacciano edifici ed attività commerciali: è uno spazio pubblico che accoglie forme diverse di vita civica, la stessa trama dell’impianto urbano delle nostre città o piccoli paesi si concentra sulla piazza, e su di essa si stratifica la storia e la memoria culturale del luogo: pensiamo a Piazza del Campo a Siena, dove si corre il Palio, o la Piazza Santa Croce dove si gioca il calcio in costume.

Eppure oramai si assiste praticamente quasi inermi alla più grande violenza urbanistica degli ultimi anni sulle città dopo i bombardamenti degli alleati della seconda guerra mondiale  e dopo le speculazioni degli anni settanta: l’etica della location.

Piazze e piazzette invase ed occultate da palcoscenici, impalcature, riflettori, sedie per spettatori, barriere di cemento armato, attrezzature sportive, schiere di gabinetti mobili, contenitori di rifiuti, bottiglie rotte per terra e detriti di plastica.

Piazze deturpate da invadenti strutture “provvisorie”, che però durano settimane o mesi, le nostre piazze nascondono la loro bellezza e la loro diversità, diventano tutte uguali, accolgono gli stessi concerti perdendo forza e carattere. Il principio che governa questo degrado, la cacofonia di rumori che appesta quartieri interi, è l’etica della location. Ma una piazza storica che venga intesa solo come location è già morta.

L’idea stessa di location implica che la piazza di per sé non è nulla, non ha una funzione sua propria, a meno che non la si riempia di qualcos’altro, non importa se tornei sportivi, concerti rock, dibattiti culturali o cantanti d’opera. A pagamento, spesso, così la piazza “rende”; mentre la piazza storica, i nostri antenati non l’avevano capito, era uno sbaglio, uno spazio vuoto che di per sé non rende nulla. Il successo di queste iniziative, tanto più perverse quanto più a lungo durano, si misura contando le presenze e gli introiti dei locali prospicienti. Nessuno fa i conti di quel che si perde: il turista che in quella piazza entra e avrebbe il diritto di vederla, ma ne è privato perché le architetture sono nascoste dall’attrezzeria dell’evento di turno; il degrado dell’immagine civica che ne consegue; il progressivo logoramento della stessa idea di città.

La piazza fu per secoli il supremo spazio sociale che crea e consolida l’identità civica e la memoria culturale, dove lo scambio di esperienze, di culture e di emozioni vi accadde grazie al luogo e non grazie al prezzo. Al contrario la piazza sta diventando un non-luogo (una non-piazza), dove la bellezza del luogo è solo uno specchietto per le allodole, si mostra e si nasconde.

E questo mentre crescono intorno a noi, in un processo inarrestabile, i nuovi italiani che vengono da altre culture, e a cui dovremmo saper trasmettere valori e comportamenti senza i quali ogni discorso sulla tutela dei centri storici e dei paesaggi presto diventerà lettera morta. Riusciremo a ricordarci e a far ricordare che una piazza storica deve vivere, mostrare, difendere la propria dignità anche dalla nuova barbarie della “location” e delle inutili puerili e costose istallazioni pedagogiche ludibrio dell’intelligenza?

Basta con la violenza sulla piazza ! Basta con il vuoto di idee !

Paolo Camaiora

 

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