Carrara. Più down che Town fra pinguini e dimenticanze.

Francesco Alberoni

Belin che figura. Francesco Alberoni dimenticato, il pinguino rubato, e (per fortuna) il Cybei ritrovato. Le perle di White Carrara Downtown: la sinfonia del marmo. Intanto sindacati e opposizione ironizzano.

Se non hai letto Innamoramento e amore non puoi capire che cosa hai combinato lasciando Francesco Alberoni seduto su una panchina ad aspettare che qualcuno si ricordasse di lui.

Magari ti sei preparato un discorsone sul Marketing territoriale e, belin, lasci il professore che ha aperto le finestre “sulla sociologia delle passioni individuali e collettive”.

Se ti sei spiaggiato sul divano alla terza pagina di Movimento e Istituzione e se hai comprato L’erotismo pensando ad altro e se i Misteri dell’innamoramento restano tali, sei fortunato perché non hai la percezione della fortuna di poter salutare, di persona, Francesco Alberoni a Carrara.

La formazione culturale di chi accoglie aiuta a capire l’importanza del personaggio.

L’arte del comando (si ricorda) non è il libero esercizio della citazione dialettale ligure con utilizzo di un tono diverso a seconda dell’occasione.

La serata con Alberoni era il momento più alto di un contenitore multiuso e multifunzione che si chiama White Carrara Downtown. Tutta roba inglese o, meglio, in inglese.  Altro che #DestinazioneCarrara, avrà pensato il professore.

Così, quando si arriva alla pratica succede che un povero sindaco sia costretto a scusarsi perché l’Ospite, è stato vittima di un piccolo disguido, cosa che non gli ha fatto piacere come ha elegantemente sottolineato.

Ora ci sarebbe da capire, per non ripetersi (auguri!) chi avrebbe dovuto fare che cosa.

Tipo accogliere, accompagnare. Magari anche un bel selfie.

Ma niente.

Per la solita opposizione è un assist insperato.

Per la maggioranza: nulla.

Facciamoci riconoscere.

La società organizzatrice IMM Carrara ha le sue gatte da pelare e i sindacati avevano già dato la catalogato l’evento “a parte l’Accademia, l’esposizione a Palazzo Binelli e qualche installazione, non c’è traccia del marmo: dov’è?. Ci sono installazioni in plastica e accenni di marmo. Ci teniamo a ribadire, per chi ancora non l’avesse capito e per chi se lo fosse dimenticato, che la mission primaria del festival sarebbe quella di promuovere il marmo nel mondo, del resto non si chiama Internazionale Marmi e Plastiche”.

Una bella prefazione, non c’è che dire.

Per fare una cosa seria, dicono i sindacati servono “studio, consapevolezza delle proprie opportunità naturali e storiche, non un festival che può ripetersi in ogni angolo di qualunque città d’Italia. Ci auguriamo che alla realizzazione di questo evento culturale, nonostante tutto, abbiano partecipato il maggior numero di dipendenti dell’Azienda, che le ricordiamo sono in FIS Covid da marzo 2020, cosi da poter dare una boccata di ossigeno anche alle loro tasche ed alle loro famiglie, e che non sia stata appannaggio delle solite poche persone, con il corollario della mancata rotazione, figlia non solo del blocco Covid sulle fiere, ma usata forse anche per colpire chi si è permesso di dare contro al management”.

Con queste premesse le “memorabilia” di questa edizione, restano sostanzialmente tre.

Il furto del pinguino, che sicuramente non è stato organizzato.

Francesco Alberoni dimenticato. Ci scusi professore: una copia rilegata in cartone di Movimenti e civilizzazioni culturali sarà distribuita giovedì in viale Galilei e, alla prima occasione, anche in giunta. Con obbligo di lettura.

Nel frattempo cerchiamo di capire a chi dobbiamo questa perla dell’accoglienza, sperando che pochi ricordino che questo” festival del marmo porta avanti un ampio programma di promozione territoriale per una perfetta #DestinazioneCarrara”.

Il terzo evento da ricordare, davvero serio (organizzato splendidamente dall’Accademia di Belle Arti) è la mostra Giovanni Antonio CYBEI e il suo tempo. Insigne statuario per le corti europee e Primario Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, una delle più antiche e prestigiose d’Europa ( fondata nel 1769). È stata ideata e curata da Gerardo de Simone professore dell’Accademia e dal direttore Luciano Massari con il supporto un Comitato scientifico internazionale.

Chi visita la mostra lo capisce senza spiegazioni.

In Piazza Alberica, oltre ai pinguini, c’è da vedere la mostra Parole nel tempo rivoluzionaria già nel suo annuncio.

Da vedere.

Da riflettere, invece, sull’elefantino che si appoggia al blocco di marmo. Da non confrontare con la scultura monumentale (di sei metri) che in questi giorni sostiene il Duomo di Pietrasanta.

Monumentale.

Come la banana blu.

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